
Mafia, regolamento di conti o delitto politico? Sono solo alcune delle tante le ipotesi sulla morte di Mauro Rostagno avvenuta la sera del 26 settembre 1988. Il sociologo, che ogni sera narrava con semplicità i fatti di cronaca della città di Trapani, evidenziando i lati più oscuri della mafia e della politica siciliana, dava fastidio.
Rappresentava un vero problema per moltissime persone e per i loro affari… In primis per coloro che organizzavano i traffici d’armi sponsorizzati da poteri forti, servizi segreti, massoneria, cosche mafiose e grandi società per il riciclaggio di rifiuti pericolosi. Trapani si inseriva negli anni ottanta proprio in tale contesto e per molti ancora oggi la situazione non è poi tanto migliorata. Ma chi era Mauro Rostagno?
Adriano Sofri lo descrive come un uomo dalle tante vite. Ha girato la Spagna, l’Inghilterra, la Francia e nel 1966 è già con Renato Curcio ad animare i primi gruppi studenteschi per le imminenti stagioni della contestazione. Fu uno dei fondatori di Lotta Continua insieme ad Adriano Sofri e animatore di famosi centri sociali milanesi come il Macondo.
Dopo la laurea in sociologia e un’esperienza in India si reca in Sicilia. Fonda nel 1981 a Trapani la sua comunità, chiamata Saman, che si occupa del recupero dei tossicodipendenti.
La vera fama la raggiunge però con l’emittente televisiva locale Radio Tele Cine (RTC) attraverso la quale denuncia con forza le collusioni tra mafia e politica locale. La rubrica di Rostagno è molto seguita dai trapanesi ed è una delle poche fonti di contro-informazione di tutta la provincia.
Saranno purtroppo l’onesta passione civile e il suo coraggio le cause della sua morte. Il 26 settembre verrà infatti assassinato in un agguato in contrada Lenzi, in una “trazzera” poco illuminata a poche centinaia di metri dalla Saman, all’interno della sua automobile. Aveva 46 anni.

Chi aveva ucciso Mauro? Chi aveva voluto la sua morte?
Nei primi mesi di indagine la pista mafiosa fu oggetto di particolare interesse a causa del ritrovamento del cadavere di un tecnico dell’Enel, Vincenzo Mastrantoni otto mesi dopo quel tragico 26 settembre. Costui era l’autista del boss mafioso Vincenzo Virga (capo mandamento di Trapani) ed era stato incaricato di togliere l’energia elettrica nella stradina dell’agguato la sera dell’omicidio. Secondo alcuni pentiti l’autista fu ucciso perchè parlava troppo.
Altre ipotesi legate al traffico degli stupefacenti e al delitto Calabresi, come del resto la pista mafiosa, verranno scartate in seguito e poi verrà riaperta solo quest’ultima a fine anni novanta.
Oggi si pensa che la vera causa della morte del sociologo è collegata a un presunto traffico d’armi con la Somalia.
La sera dell’omicidio Mauro aveva con se un nastro, da cui non si separava mai, posto all’interno sua valigetta. Questo nastro non sarà mai più ritrovato e all’interno della sua auto, dopo l’omicidio, si troverà soltanto la borsa aperta e il contenuto di questa rovesciato sui sedili. Nel nastro vi erano delle riprese effettuate dallo stesso Rostagno. Giorni prima aveva filmato casualmente qualcosa di veramente incredibile. Un aereo militare era infatti atterrato nell’aeroporto abbandonato di Kinisia ed era stato subito circondato da camion e auto militari. Da questi mezzi erano state scaricate immediatamente delle casse e caricate, al loro posto, delle altre. Aveva filmato proprio le fasi salienti del traffico d’armi e il visibile contenuto delle casse. Dopo aver ripreso con la videocamera tutta l’operazione decide di recarsi subito negli studi televisivi di RTC. All’operatore televisivo non farà però vedere il contenuto della videocassetta ma dirà soltanto: “Manderò in onda un servizio che farà tremare l’Italia“. Il filmato non è però mai stato mandato in onda e il VHS è finito purtroppo nella mani sbagliate.
Questa pista porterebbe dunque anche alla guerriglia Somala, ad Ilaria Alpi e all’agente del SISMI (i Servizi segreti militari italiani) Vincenzo Li Causi. Quest’ultimo operò in quegli anni proprio per l’organizzazione Gladio a Trapani. Dal 1 ottobre 1987 al 1990 comandò infatti il centro scorpione di Trapani con il nome di copertura di Maurizio Vicari,un tranquillo rappresentante di gioielli.
La morte di Mauro Rostagno è dunque una vicenda che non può non essere legata ai numerosi misteri della provincia di Trapani fatti di servizi segreti deviati, mafia e massoneria.











Sono felice nel rivederti sul web. Un’ottima grafica e argomenti ormai rimossi dalla testa di tutti. Lo stesso articolo su Rostagno meriterebbe almeno un altro approfondimento data la pista dell’omicidio Calabresi.
Ottimo Lavoro.
A Presto.
complimenti per i contenuti di questo blog…
Fabio
Avete visto come è stato concluso pochi mesi fa il processo sulla morte di Mauro?
“…..Era uno che aveva dato fastidio a Virga…”
Roba da matti!
Ma per un popolo di ipocriti, impostori, mangiatori di spaghetti come gli italiani, gente come Mauro è sprecata. Era meglio se stava zitto, almeno ora sarebbe ancora vivo e poteva fare ancora tante altre belle cose. Gli italiani non meritano tanto credetimi.
Lo stesso dicasi per gli altri uomini veri: l’altro Mauro (di Mauro), Mino, il grande Peppino e pochi altri ancora!
Ciao, meno male che ci siete.