
Come si diventa uomini d’onore? Quali regole di vita, atteggiamenti, parentele e doveri si devono avere per una rapida carriera in Cosa Nostra? La situazione è da qualche anno molto più chiara grazie anche alle deposizioni di Tommaso Buscetta, “primo effettivo collaboratore di giustizia” ai tempi di Falcone. La prima regola è non avere rapporti
di parentela con uomini dello stato: carabinieri, polizia, magistratura, guardie carcerarie ecc. Regola numero due: respinti tutti coloro che hanno una vita travagliata, con eccessi di amanti, fidanzate e figli illegittimi. Meglio comunque se si è già parte di una famiglia che è inserita in qualche mandamento. La terza regola, quella più importante, fissa i requisiti fondamentali: coraggio, obbedienza e valore criminale. Può sembrare scontato ma in altre parole significa saper uccidere se necessario, non aver paura di nessuno, obbedire ai capi, aspettare i tempi della vendetta, non parlare di cose su cui non hai competenza.
Superata la prima fase, il candidato è osservato, studiato e valutato a sua insaputa su molti aspetti caratteriali e comportamentali. Questa seconda fase termina con l’iniziazione.
La fase dell’iniziazione è la più suggestiva. Il candidato viene accompagnato in una abitazione privata dove incontrerà almeno altri 3 uomini della famiglia d’onore a cui è destinato. Questi iniziano il rito dicendo che Cosa Nostra esiste per far del bene ai deboli, vittime di ingiustizie e soperchierie per poi concludere con una serie di frasi ad effetto. Terminato il breve discorso, il più anziano dei presenti bucherà il dito del candidato, spesso con una foglia pungente di arancio, e lo costringerà a versare il suo sangue su una santina. A questo punto un altro dei presenti darà fuoco all’immaginetta sacra e l’aspirante picciotto dovrà tenerla in mano finché non diventerà cenere. Ora è arrivato il momento del solenne giuramento del neo-mafioso: “le mie carni dovranno bruciare come questa santina se non manterrò il giuramento”.
Ormai si è a tutti gli effetti un mafioso e a breve si verrà presentati al capo famiglia. Avvertenze: non c’è alcun rito per uscire dalla famiglia, da vivi ovviamente! Se dovessero insorgere liti o contrasti si ha il dovere di informare sempre il capofamiglia e mai lasciarsi trasportare dalla voglia di mettere in cattiva luce un altro picciotto. Chi semina zizzanie e arma tragedie rischia la massima pena. Se poi vi sono conflitti con un mafioso di un’altra famiglia c’è l’obbligo di rivolgersi al proprio capo. Sarà lui, e solo lui, a parlare con il suo parigrado trovando una soluzione.
Questo è quanto accade per “la famiglia” che controlla una città, un quartiere o una borgata. A più famiglie limitrofe corrisponde geograficamente un mandamento. Attualmente la Provincia di Trapani è divisa nei seguenti quattro “mandamenti”:
- Mazara del Vallo, formato dalle famiglie “Mazara del Vallo”, “Santa Ninfa”, “Vita”, “Salemi” e “Marsala”;
- Castelvetrano, formato dalle famiglie “Campobello di Mazara”, “Salaparuta”, “Partanna”, “Castelvetrano” e “Gibellina”;
- Trapani, formato dalle famiglie “Trapani”, “Paceco” e “Valderice”;
- Alcamo, formato dalle famiglie di Alcamo, Castellammare e Calatafimi

Sopra i mandamenti toviamo gerarchicamente le varie commissioni dei capi-mandamento. Con l’ascesa dei corleonesi l’organigramma è però variato leggermente. Le classiche commissioni dei mandamenti si sono infatti spogliate della loro importanza a vantaggio invece della “commissione interprovinciale”. Inoltre, sempre con l’avvento dei Corleonesi, non è più necessario che ogni famiglia, renda pubblici alle altre famiglie, i nomi dei propri adepti.
Capitolo a parte meritano gli omicidi. Nessun omicidio può avvenire all’insaputa del rappresentante della famiglia nel cui territorio ricadrà il delitto. Per delitti di particolare importanza è la stessa commissione interprovinciale che decide la composizione del commando di killer. Una volta presa la decisione, non si può più tornare indietro.











Sarebbe interessante capire e comprendere i meccanismi che hanno portato alla storia e all’evoluzione del mandamento alcamese, prima e dopo l’arrivo dei sanguinari corleonesi. Se puoi facci un bel pezzo.
Finalmente. 1 mese e mezzo ci hai fatto aspettare. Che bello questo blog con una grafica davvero coinvolgente. ciao
)))))))))))))))))) a presto.
scusate ma a mè sembrano tutte stronzate , cioè mika sono sette sataniche che prendono il sangue dal dito lo versano sulla santina e gli danno fuoco, secondo me ci stiamo facendo condizionare molto da televisione ,film, che ci inculcano cosa vogliono , quindi mi sà che dobbiamo stare attenti a credere a certe fesserie che ci propinano a scopo di mettere in cattiva luce il nostro popolo .. ciao e scusatemi se magari nn è gradito il mio commento ma sentivo il bisogno di dire la mia ciao ciao artù
Per Artù.
Potrà sembrarti bizzarro, ma certi riti sono reali.
Peraltro, ricordo a tutti che, fino agli anni ‘70 la Mafia non era riconosciuta come reale, persino nelle aule di giustizia.
Inoltre, va ricordato che la Sicilia conserva – così come altre Regioni del Sud – un codice e tradizioni che al resto d’Italia possono sembrare assurdi