La politica siciliana è sempre stata un teatrino dei pupi a tratti comico, a tratti drammatico. Nella sua lunga storia i siciliani hanno potuto osservare sempre la stessa scena: centinaia di burattini recitare e pochi pupari dietro le quinte tirare le fila. Tra quest’ultimi c’è ne uno che merita la nostra attenzione. Non soltanto perché è un alcamese “doc” che è stato il più famoso burattinaio di Sicilia, ma soprattutto perché il suo nome appare in decine e decine di misteri d’Italia ancora oggi irrisolti.
Vito Guarrasi nasce ad Alcamo il 22 aprile del 1914. È figlio di un benestante proprietario terriero di Alcamo (da cui erediterà i vigneti del Rapitalà) e di una Hugony, una famiglia di ricchi commercianti palermitani. Non è però una persona comune Vito Guarrasi e non è nemmeno il classico figlio addormentato e viziato di una nobiltà aristocratica da salotto buono. L’alcamese ama bruciare le tappe e ha un’intelligenza fuori dal comune che presto lo porterà lontano.
Lo dimostra subito nel 1943. A soli 29 anni, non si sa bene con quale ruolo preciso, lui che è un giovane capitano del servizio automobilistico, si ritrova tra i protagonisti delle trattative per l’armistizio di Cassibile con gli anglo-americani. Assiste addirittura alla firma del documento insieme al generale Giuseppe Castellano, in qualità di suo aiutante di campo.
Ma Guarrasi non è un militare, è un avvocato civilista. Non è pratico di armi e munizioni ma al contrario sa usare molto bene le parole, le leggi e le amicizie che contano. Passano pochi anni è diventa subito un consigliere indispensabile, un abile mediatore e il pilastro necessario di poche e ben selezionate fortune economiche. In pochi anni è già nei consigli di amministrazione di una trentina di società, ha amici di tutti i colori politici e nessuno, tra quelli che contano, sembra possa fare a meno di lui.
L’avvocato Vito Guarrasi
Dal 1949 al 1952 diventa presidente dell’attuale banca Don Rizzo di Alcamo mentre dal 1952 al 1960 è il presidente del Palermo Calcio. Ma i veri obiettivi di Guarrasi sono le società ad elevata capitalizzazione e soprattutto le società pubbliche di cui sarà l’inventore in Sicilia.
All’inizio della sua brillante carriera si impegna direttamente in politica, poi però decide di presidiare quella zona grigia tra politica e affari che lo farà diventare uno degli uomini più potenti d’Italia. Perché stare sotto i riflettori quando nell’ombra si può controllare tutto? E di fatti i politici e gli imprenditori saranno i principali clienti dell’avvocato, gli ospiti fissi di “Villa Guarrasi” a Mondello.
Da posizioni politiche moderate, collabora prima alla stesura dello “statuto autonomistico” della Sicilia, poi, alla fine degli anni ‘50, è tra i registi del “milazzismo”, operazione politica guidata da Silvio Milazzo, presidente della regione siciliana nel 1958, che estromise per circa tre anni la DC dal governo regionale, costituendo una maggioranza anomala che comprendeva tutte le altre forze politiche dal PCI all’MSI. Il milazzismo ancora oggi evidenzia però non poche ombre. Infatti, come ha scritto Alfio Caruso*, l’operazione rappresentò l’ ennesimo accordo tra il Pus (Partito unico siciliano) e Cosa Nostra e fu proprio Guarrasi ad attrarre nella sua tela di ragno anche il vecchio amico Emanuele Macaluso, segretario regionale del Pci, e don Paolino Bontà, il boss di Villa Grazia padre di Stefano Bontate. I soldi per comprare i voti dei partiti furono invece forniti dai cugini Salvo, i quali in cambio ebbero la concessione di molte esattorie. Silvio Milazzo, che aveva visto in Guarrasi l’uomo giusto al momento giusto, lo nomina anche segretario generale del piano quinquennale per la ricostruzione della Sicilia. La nostra regione non ottenne però i risultati sperati mentre molti degli enti economici e finanziari creati in quel periodo diventarono presto dei veri e propri carrozzoni pieni solo di debiti.
Silvio Milazzo
La sua molteplice attività ora di legale, ora di consulente, ora di socio in affari di alcune società (immobiliari, turistiche, agro-industriali) ora di membro di consigli di amministrazione di enti pubblici, gli riserva in un paio di occasioni la sgradita sorpresa di trovarsi nei panni dell’ inquisito (una volta viene condannato a 4 anni per bancarotta fraudolenta, ma poi puntualmente prosciolto). Le disavventure con la giustizia non sono però terminate…
In seguito alla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro Guarrasi fu costretto a difendere in tribunale il suo prestigio, quando – in occasione delle indagini sul grumo che faceva da sfondo al caso De Mauro- venne descritto giornalisticamente come il misterioso Mister X , che conduceva la regia del sequestro. De Mauro, prima di essere rapito, stava indagando sulle ultime ore in Sicilia di Enrico Mattei, il presidente dell’ENI che precipitò con il suo aereo in circostanze davvero misteriose a Bascapè. Sempre casualmente, come per tutte le vicende che lo riguardano, Guarrasi era un consulente dell’ente nazionale idrocarburi e amico del cavalier Buttafuoco, personaggio sospetto della vicenda De Mauro, accusato di avere delle relazioni con i mandanti del rapimento. Il giornalista Giorgio Bocca, in un acceso articolo** sulla fine di Mattei, disse apertamente: “Dove c’è l’avvocato Guarrasi c’è puzza di mafia. E la cosa inquietante è che di lui non si parla mai. Anche dopo la morte è caduto un silenzio retrospettivo. Io andavo in Sicilia e sentivo parlare di lui. Lo descrivevano come l’eminenza grigia di tutta la Sicilia. Personaggi come l’avvocato Guarrasi sono i tipici consiglieri dei mafiosi… Rappresentano il quarto livello, quello fa da trait d’union tra politica e mafia”.
L’avvocatissimo, così era chiamato da tanti suoi clienti e amici, intanto rafforzava sempre più la sua fama e il suo nome incuteva rispetto, paura e prudenza dato che non esitava a sporgere querela contro tutti quei giornalisti che ficcavano il naso nelle sue cose.
Il pentito Angelo Siino disse più volte ai giudici di aver accompagnato Sindona nell’estate del 1979, durante la simulazione del suo sequestro, nella villa dell’avvocato a Mondello. Un episodio ovviamente negato da Guarrasi: “Escludo che Sindona abbia potuto pensare a me: ero considerato amico di Enrico Cuccia, grande avversario di Sindona”. Enrico Cuccia effettivamente si incontrava spesso con Guarrasi perché, ironia della sorte, erano cugini. Numerosi erano gli incontri fra questi due sacerdoti del potere delle due Italie. L’uno un omino grigio in eterno fumo di Londra, l’ altro invece in regolamentare lino chiaro, panama e sigaro. Si vedevano, si consultavano, scherzavano persino, con l’ autoironia dei veri potenti, sul loro potere e sulla reciproca cattiva fama, come ha dichiarato l’avvocatissimo in un’intervista prima di morire.
L’attività pubblica di Guarrasi è stata caratterizzata da rapidi successi e dalla ricerca costante di posizioni di potere, si legge nella relazione del 1976 della Commissione parlamentare antimafia. Non c’è stato settore di qualche importanza della vita economica siciliana – proseguiva il senatore Luigi Carraro, relatore di maggioranza – che non ha visto impegnato in prima persona l’avvocato Guarrasi. Il Pci non gradì le conclusioni della commissione e presentò una controrelazione nella quale era scritto che Guarrasi era il tipico professionista abituato a rendere i suoi servizi ad alto livello tecnico e professionale. Ma come lui ci sono decine di uomini in Sicilia con la differenza che Guarrasi ha reso servizi anche alle sinistre. Sta di fatto che l’avvocato riuscì a dividere persino la commissione antimafia.
Tra i mille affari in cui (sempre per ragioni professionali) viene fuori il nome di Guarrasi, quello delle miniere è forse il più vergognoso. Si tratta della vicenda dell’Italkali***, una strana società a capitale misto (i soldi li metteva la Regione mentre le decisioni le prendeva un socio privato, un certo Morgante) che lascia meglio intravedere di che specie fosse il potere dietro cui, discreto ed evanescente, si muoveva Guarrasi. Il settore dei sali alcalini, sotto la guida ufficiale di Morgante, è arrivato ai primi posti d’Europa per produttività. A un certo punto, però, si è scoperto che le miniere potevano fruttare molto di più se si fosse riusciti a licenziare gli operai ed a scaricare sulla Regione la colpa del mancato funzionamento degli impianti, ricevendo da essa, di conseguenza, svariati miliardi d’indennizzo. L’Italkali, così, divenne una macchina succhia-soldi come ce ne sono poche al mondo, ed è riuscita a fare, insieme, la disperazione di migliaia di minatori e la fortuna di Morgante, il padre padrone delle miniere siciliane . I suoi intrallazzi però l’hanno portato in galera. Guarrasi invece, che di Morgante era stato il consigliere, non è stato nemmeno sfiorato dall’inchiesta.
Si vuole che anche Graziano Verzotto, il discusso senatore dc, presidente dell’ Ente minerario siciliano, fuggito all’ estero per non incappare nelle manette dopo lo scandalo Sindona, sia una sua creatura. Ma Guarrasi lo nega: “se avessi potuto influire su Verzotto, gli avrei evitato alcuni errori e forse la latitanza”.
I cugini Salvo di Salemi? Ovviamente li ha conosciuti. Anche se amava sottolineare che era “conoscenza d’aeroporto”. Almeno fino al 1982, quando accettò di patrocinare Nino Salvo in una difficile controversia col governo regionale. D’altra parte lui era solito definirsi “artigiano del diritto”. Nell’ambito di questa inchiesta la Procura ordinò il sequestro di oltre 6 miliardi di lire depositati in vari conti correnti di Guarrasi, ritenendoli provento di attività illecite commesse dall’avvocato durante la transazione tra Ente minerario, socio di maggioranza e una società mista.
Guarrasi nel corso della sua deposizione al processo a Giulio Andreotti ammise inoltre di avere conosciuto, ma da avversario, don Calo’ Vizzini e Genco Russo, due boss storici di Cosa Nostra. “A Vizzini tolsi il feudo della baronessa Trabia – sottolineò Guarrasi – a Genco Russo il feudo Polizzello”.
Il comunista Emanuele Macaluso, spesso attaccato per la sua amicizia con l’avvocato, rispondeva in un processo: “Io l’ avvocato Guarrasi lo conobbi negli anni Quaranta, quando lo incontrai insieme al giovane principe Lanza di Trabia, i cui feudi erano gestiti dalla mafia. Poi continuai ad avere rapporti con lui finché non me andai dalla Sicilia per assumere incarichi di partito a Roma. Da allora non ebbi più contatti politici con lui, e anche i rapporti personali si raffreddarono”. Come si evince da questa dichiarazione non era facile essere amico di un tale personaggio!
Emanuele Macaluso
Di fronte alle pressanti domande circa il suo ruolo nella storia della Sicilia, l’avvocato ha ammesso di essere soltanto il medico dei casi disperati, l’ esperto che i potenti di Palermo invocavano per tirarsi fuori dai guai e siano essi guai politici, economici o giudiziari. In una rara intervista televisiva Guarrasi appare invece come un vecchio signore dall’ aria un po’ curiale e dal parlare forbito ma che non riesce a celare l’alone di potenza e di mistero che lo ha contraddistinto fino alla sua morte, il 31 luglio del 1999.
Questo era l’avvocato Guarrasi, o meglio questo è quello che è noto della sua lunga e misteriosa vita. Nel 1998 parlando con un cronista a cui illustrava le importanti conoscenze che aveva nel mondo politico ed economico, aveva aggiunto: “Mi onoro di aver ricevuto, anche in tempi recenti, la visita di alcuni degli ultimi responsabili del Servizio segreto americano”. La sua frase più famosa però è la seguente:“Liquideranno la mia morte con due parole molto siciliane: fu un uomo intelligente e chiacchierato”.
FONTI
in evidenza:
* Lettere al Corriere (2003) Lettera di Alfio Caruso. Corriere della Sera, 19/12
** Carlo Gariboldi (2002) Caso Mattei, Bocca: sento odore di mafia. La Nuova Sardegna, 27/10
*** Sebastiano Gulisano, Elvira Fusto (1996) I Siciliani nuovi, Febbraio 2006
altre:
- Alfio Caruso (2005) Da Cosa nasce Cosa. Longanesi & C.
- Alberto Stabile (1998) Le vittorie e gli amici di Vito Guarrasi. Repubblica, 20/01
- AA.VV. (2007 ) Palermo il potere del partito del nulla. Repubblica, 27/01
- Bianconi Giovanni (2006) Macaluso: né carte né segreti su Mattei. Corriere della Sera, 05/04
- Sandra Bonsanti (1988) In quei dossier dell’antimafia le ultime ore di Mattei. Repubblica, 01/11
















Mi spiegate cosa c’entra Guarrasi con la strage di Alcamo Marina? L’ho letto sull’altro articolo ma non capisco sinceramente i legami. grazie!
Ti seguo da un pò. I miei complimenti. E’ il primo articolo che leggo sull’argomento davvero completo. Hai solo dimenticato che Guarrasi è stato nel cda del giornale L’ORA, ma è un dettaglio secondo me di poco conto. Ottimo, continua così.
Ma sei un giornalista?
Guarrasi mi ricorda un po il personaggio dell’Avv Terrasini delle prime due serie de “La Piovra”. Magari i due si ispiravano a vicenda.
Viva l’antimafia! Oggi bisogna festeggiare la cattura dei Melodia e co.
Ciao, buon lavoro e complimenti per il sito.
Complimenti e grazie per questo articolo.
Ti seguirò.
meraviglioso articolo, complimenti!!!