Cosa Nostra nel 2008: l’ultima caduta

31 12 2008

IL RITORNO DELLA CUPOLA E LE LOTTE PER IL POTERE

 

gaetano-lo-presti 

 

Negli ultimi mesi del 2008 Cosa Nostra ha incassato un altro duro colpo. Dopo l’arresto dei Lo Piccolo (figure di primo piano della mafia del palermitano), i boss dei quindici mandamenti stavano lavorando per far tornare in vita la Commissione Provinciale con il progetto più ambizioso di far tornare operativa l’intera Cupola mafiosa.

 

In passato proprio la Commissione, guidata da Totò Riina, aveva deliberato i fatti di sangue più tragici nella storia di Cosa Nostra ed era stato l’organismo deputato a prendere tutte le decisioni più importanti.

 

Se andiamo alle origini, la costituzione della Commissione Provinciale di Cosa Nostra, rappresentava soltanto un organo accentrato al fine di evitare i conflitti tra più famiglie. Questo organo non nasce quindi come centro di direzione strategica anche se poi lo diventerà pian piano. Inizialmente la Commissione viene creata proprio sul modello utilizzato da Cosa Nostra americana e in Sicilia nasce dopo la famosa riunione del 1957 di tutti i capi mafia siciliani all’Hotel delle Palme di Palermo.

 

In questo clima nasce la Commissione e anche il suo capo, che per necessità doveva essere un abile mediatore. Tale ruolo viene svolto prima da Michele Greco e poi da Totò Riina complice l’inarrestabile ascesa dei corleonesi in tutta la Sicilia.

 

E’ proprio Riina però ad apportare le principali modifiche che svuoteranno pian piano quest’organo di tutti i poteri, rendendolo assolutamente privo di potere decisionale, riempiendolo di persone a lui assolutamente fedeli e privandolo di direzione strategica. Una gestione insomma dittatoriale senza quella “democrazia” che l’organo collegiale avrebbe potuto assicurare.  

 

Dopo la guerra di mafia degli anni ‘80, con l’eliminazione dei “nemici” dei corleonesi e le azioni più efficaci di Polizia e Carabinieri, l’organizzazione incontra subito le prime difficoltà. E’ diventato troppo pericoloso riunirsi, scegliere un posto sicuro, parlare senza avere la paura di essere intercettati. Dopo l’arresto di Totò u curtu la Commissione entra in crisi e pian piano sparisce definitivamente.

 

Arrestato il capo dei capi, non vi è più alcun boss legittimato e investito formalmente a dirigerla. Gli stessi Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo, figure sicuramente di primo piano, erano dei consiglieri straordinari e non capi legittimamente riconosciuti da tutti, com era avvenuto invece con il predecessore Riina.

 

salavatore-lo-piccolo

 

Nel 2008 però la svolta: Cosa Nostra vuole tornare ai vecchi tempi ritornando a quei meccanismi organizzativi che ne avevano sancito il successo. Due linee di pensiero così si affrontano:

c’è quella verticistica, più tradizionale,che punta alla rivitalizzazione della Commissione Provinciale, e un’altra, più federalista, in cui in sostanza ciascuno si fa gli affari suoi, impersonata dal capo mandamento di Porta Nuova, Gaetano Lo Presti.

 

Lo scontro trova subito due possibili interpreti: Benedetto Capizzi, tradizionalista e capo mandamento di SantaMaria del Gesù, astro nascente e possibile capo dei capi vs Gaetano Lo Presti, boss di Porta Nuova, che si oppone al suo progetto e alla sua ascesa.

 

benedetto-capizzi

 

Le discussioni, andate avanti fino a fine dicembre 2008, passano per una riunione, che non si terrà a causa dell’operazione delle forze dell’ordine “Perseo”, di tutti i capi-mandamento di Palermo, una quindicina, che dovevano eleggere il capo della nuova Commissione.

Nelle intercettazioni è emerso che Gaetano Lo Presti non riconosceva l’autorità di Capizzi, a lui negava qualsiasi legittimazione e soprattutto non avrebbe fatto alcun passo indietro se ad ordinarglielo non fosse stato Totò Riina, lo spodestato capo della commissione.

 

Finito in manette Salvatore Lo Piccolo, tradito da Francesco Franzese, si era subito cercato il sostituto e Capizzi si era autoproposto. Dall’altro lato invece si faceva avanti Lo Presti, con intenzioni simili.

 

Negli ultimi mesi del 2008 c’erano state sfibranti trattative e sponsorizzazioni illustri per entrambi i candidati. Lo Presti, dopo tante discussioni estenuanti, aveva perfino proposto un ritiro della sua candidatura e di quella di Capizzi ma i componenti della Commissione viaggiavano spediti verso l’elezione del capo. Anche sulla composizione della stessa, sui titoli necessari per parteciparvi e sui mandamenti con diritto di voto non si trovava un accordo. Cosa Nostra del 2008 è un’organizzazione senza capi e senza coordinamento accentrato.

 

La leadership si stava quindi trasformando in una nuova guerra di mafia tra clan. Benedetto Capizzi era già riuscito a convincere anche i più scettici. Pian piano aveva convinto gli Adelfio, il vecchio boss Gerlado Alberti, il capo-mandamento di Bagheria Pino Scaduto (anche se con riserva) e tanti altri. Tutti tranne uno: Gaetano Lo Presti voleva le cose fatte per bene e soprattutto il consenso di Riina e temeva soprattutto che questa ristrutturazione avventata avrebbe portato al coinvolgimento delle nuove generazioni che avrebbero ulteriormente abbassato il livello di Cosa Nostra.

 

giuseppe-scaduto

 

Nonostante gli inviti Lo presti continuava a disertare le riunioni con Capizzi. Il 15 novembre 2008 Giuseppe Scaduto, boss di Bagheria viene intercettato : «Facciamo una specie di commissione… scegliamo cinque o sei cristiani, i capi mandamento, li prendiamo,si siedono e facciamo una specie di commissione ».

 

Ma sempre Scaduto, dialogando con Antonino Spera, capo-mandamento di Belmonte Mezzagno, sintetizza il problema: Lo Presti non vuole accettare la leadership di Capizzi. E per farlo gioca una carta: non si sa se Capizzi sia stato scelto da Riina. Così Lo Presti blocca tutto: «Loro il discorso di Benedetto non lo vogliono accettare perché lui non è autorizzato… gli abbiamo chiesto chi è che l’autorizza e non ci vuole dire niente ».

 

Non si sa dunque se Capizzi abbia avuto l’investitura da Riina. E allora Antonino Spera e Sandro Capizzi decidono di convocare una riunione cui parteciperanno tutti i 16 capi mandamento. Spiega Capizzi: «Noi qua dobbiamo andarci a chiarire il discorso da chi è autorizzato…16 mandamenti… quali sono quelli contrari. Voi due? Basta e a posto. Si voterà, non si voterà, si chiarirà se Riina abbia indicato Capizzi come suo successore».

 

Queste discussioni sono tutte oggetto di preziosissime intercettazioni che hanno permesso ai carabinieri di individuare l’attuale struttura di Cosa Nostra. L’indagine dei carabinieri denominataPerseo”, che il 16 dicembre 2008 ha portato al fermo di 99 persone, ha consentito agli investigatori di individuare i nuovi capi dei mandamenti e delle famiglie mafiose di Palermo e della provincia:

 

CAPI-MANDAMENTI:
- Santa Maria di Gesù-Villagrazia di Carini: Giovanni Adelfio.

- Resuttana: Salvatore Lo Cicero;

- San Giuseppe Jato: Gregorio Agrigento;

- San Mauro Castelverde: Francesco Bonomo;

- Pagliarelli: il latitante Gianni Nicchi e Giuseppe Calvaruso;

- Santa Maria di Gesù: Sandro Capizzi;

- Noce: Luigi Caravello;

- Porta Nuova: Gaetano Lo Presti, che ha preso il posto del boss Nicolo Ingarao, ucciso nel 2007;

- Corleone: Rosario Lo Bue;

- Bagheria: Giuseppe Scaduto, che assunto la guida del mandamento dopo Gioacchino Mineo;

- Brancaccio: Ludovico Sansone e il latitante Antonio Lo Nigro;

- Tommaso Natale-San Lorenzo: Giuseppe Lo Verde;

- Belmonte Mezzagno: Antonino Spera;

- Boccadifalco: Giovanni Bosco.
- Partinico: da anni caratterizzato da grossi scontri per il controllo del territorio su cui tenta di estendere la sua egemonia il latitante Mimmo Raccuglia di Altofonte.

 

CAPI-FAMIGLIE:
- Monreale: Antonino Badagliacca;

- San Giuseppe Jato: Giuseppe Caiola;

- Belmonte Mezzagno: Pietro Calvo;

- Villagrazia: Antonino Gioacchino Capizzi, dopo l’arresto di Giovanni Adelfio;   

- Acquasanta: lo storico boss, re del narcotraffico degli anni 80, Tanino Fidanzati;

- Porta Nuova: Giovanni Lipari;

- Borgo Vecchio: Fabio Manno;

- Altarello: Vincenzo Tumminia;

- Corso Calatafimi: Michele Armanno, designato in attesa di essere scarcerato.


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Una risposta

13 01 2009
Zagor

Quest’articolo testimonia lo sfaldamento in cui versano le “famiglie” mafiose in assenza di boss di grosso calibro, assicurati alle patrie galere o morti. Il ricambio non è facile, non esistono più certamente tipi dalla vita ascetica come Provenzano o dalla ferocia animalesca di Riina, che nonstante le umili origini e la scarsa cultura, hanno dimostrato grossi doti organizzative. I nuovi mafiosi non sono altro che delinquenti comuni inseriti in cosa nostra per carenza di adepti con pedigree. I nuovi, sono invece più simili ai camorristi che basano tutto sull’apparire e sull’ostentazione della ricchezza. Se è meglio o peggio la lotta contro questa nuova delinquenza organizzata è presto per dirlo.

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