IL RACCONTO DI GIOVANNI BRUSCA

Quando iniziò la sua latitanza Giovanni Brusca era ormai un mafioso di primo piano. Si spostava continuamente da covo a covo e non conduceva di certo una vita sicura. Per trovare un po’ di pace il sanguinario killer di Cosa Nostra, detto “l’ammazzacristiani” si dovette infatti spostare dalle nostre parti. Solo nel trapanese, come dicono vari uomini d’onore, ci sono “i cani attaccati” e nessun pericolo. E di pericoli ne correva tanti il boss di San Giuseppe Jato, dopo aver premuto il pulsante del telecomando che diede vita alla strage di Capaci.
Pochi giorni dopo “l’attentantuni”, in cui morirono il giudice Falcone, la moglie e la scorta, Giovanni Brusca aveva così trovato rifugio fra le città di Alcamo e Castellammare del Golfo.
Anche nella cittadina alcamese non si respirava però un’aria tranquilla. Da circa due anni infatti era in corso una sanguinaria guerra di mafia fra Cosa Nostra e il clan dei Greco. I morti ammazzati erano decine e Vincenzo Milazzo, capo-mandamento di Alcamo, era in gravi difficoltà. Totò Riina era su tutte le furie! Aveva ordinato già da troppo tempo a Milazzo l’immediata eliminazione dei Greco, ma la famiglia alcamese non era riuscita a contrastare questa banda criminale che voleva prenderne il posto e sfidare il potere della mafia ufficiale.
Quando finì la guerra di mafia, le tensioni fra Vincenzo Milazzo e il capo dei capi non si erano però allentate. Afferma, a tal proposito, Giovanni Brusca in una sua confessione:
“Milazzo era al centro di critiche e lamentale da parte di tutti gli altri uomini d’onore della zona perché si era messo a parlare male di tutti noi, di Totò Riina in particolare e di mio padre Bernardo (Bernardo Brusca, boss di San Giuseppe Jato, nda). Feci rapporto a Riina sulla questione. Gli spiegai che Milazzo si comportava molto male, che non era più quello di una volta, e che c’erano forti riserve nei suoi confronti.
Riina, però, qualcosa su di lui l’aveva già sentita e consultò allora gli altri uomini d’onore della zona per prendere una decisione condivisa. Il giudizio fu concorde: Milazzo era diventato una mina vagante. Aveva intascato soldi non suoi, che provenivano dalle estorsioni, e si era messo in testa di fare le scarpe a Giuseppe Ferro (altro boss di Alcamo fedelissimo dei corleonesi, nonché futuro capo-mandamento, nda).
Milazzo andava dunque eliminato. Così qualche giorno prima della strage di via d’Amelio gli avevamo dato appuntamento, al quale, dato che non sospettava niente, si presentò. Gli sparammo appena sceso dalla macchina. Eravamo io,Gioacchino La Barbera, Antonino Gioè, Matteo Messina Denaro, Enzo Sinacori, Andrea Manciaracina, Giuseppe Ferro, Gioacchino Calabrò e Leoluca Bagarella. Subito dopo lo sotterrammo in aperta campagna.
Non era però finita. La sera dopo l’attentato ci mettemmo subito alla ricerca di Antonella Bonomo (la convivente di Milazzo, in quel periodo incinta di tre mesi, nda). Si pensava che la giovane donna conoscesse tutti i fatti e i misfatti del suo uomo ed, essendo imparentata con un agente dei servizi segreti, eravamo molto preoccupati.
L’indomani continuammo le ricerche e avevamo deciso che, se non l’avessimo trovata quel giorno, avremmo rinunciato al progetto di morte. Le cose, però, andarono diversamente.
Bagarella, Gioacchino Calabrò (il lattoniere castellamarese responsabile delle stragi di Pizzolungo Firenze, Roma, Milano, nda) e Giuseppe Ferro infatti l’individuarono. Con una trappola Calabrò la convinse a farsi seguire e la portò nelle campagne di Castellammare del Golfo, dove l’aspettavano tutti gli altri. Appena entrata in una villetta la strangolarono (Matteo Messina Denaro fu a quanto pare l’esecutore materiale, nda)
Non feci parte però di quel gruppo poiché c’eravamo divisi i compiti e la cercavamo in posti differenti. La sera dell’uccisione della donna tornai a Palermo perché dovevo occultare la BMW della Bonomo. Andai così da Salvatore Biondino e gli chiesi se aveva la possibilità di distruggerla. Prima mi diede una risposta negativa, poi aggiunse una frase: “Sai, siamo sotto lavoro!”. Capii allora che stavano preparando l’attentato a Paolo Borsellino.”
La giovane maestra castellammarese di 23 anni venne sepolta insieme al suo uomo nel luglio del 1992 a Balata di Baida, a una profondità di circa 7 metri nei pressi di una cava di pietra.
Fra quei cadaveri, posti all’interno di grandi sacchetti di plastica, c’era anche quello di Paolo Milazzo. Il fratello del boss di Alcamo era stato ucciso poco tempo prima dalla polizia in un conflitto a fuoco nel quale lo stesso Giovanni Brusca era rimasto coinvolto.
I tre cadaveri verranno ritrovati dagli inquirenti soltanto il 14 dicembre 1993 su segnalazione di La Barbera, che conosceva il luogo della sepoltura. La fine di Vincenzo Milazzo aprirà le porte a Giuseppe Ferro che diventerà così il nuovo capo-mandamento di Alcamo negli ultimi mesi del 1992.











Questa storia insegna che con e dalla mafia si perde tutto e non si guadagna nulla. Mafiosi, fate una vita di merda e rendete la vita impossibile a dei poveracci. Ergo, non servite a nulla! Pentitevi e tornate a essere delle persone oneste perchè come disse una volta Papa Giovanni Paolo II verrà un giorno il giudizio di Dio! Lasciate stare quella bibbia che avete sul comodino, voi siete anti-cristiani, siete Satana! Vergognatevi e vi fate chiamare pure uomini d’onore, voi non siete neanche uomini! Diventare uomini per voi è la sfida, essere uomini d’onore significa essere vigliacchi prepotenti e forti con i deboli e lo possono essere tutti. Diventate uomini se avete il coraggio, pentitevi. Quando morirete pure voi sarete giudicati e allora brucierete all’inferno.
Roberto come al solito complimenti per il tuo lavoro. Soltanto alcune precisazioni su Antonella Bonomo, che ho personalmente conosciuto sin da bambina, e che ha pagato con la vita il suo amore per Milazzo, l’unica sua colpa. Quando è stata barbaramente uccisa aveva 31 anni, non era maestra, e credo da quel che mi ricordo che fu esclusa la gravidanza in atto.
I dati sulla Bonomo sono stati presi dai giornali. Evidentemente i soliti giornalisti precipitosi non si sono accertati… Sulla gravidanza ho letto che addirittura il sacerdote che celebrò il funerale della donna chiese perdono perchè incinta anche se non sposata e diversi collaboratori di giustizia parlano della sua dolce attesa. cercherò comunque di verificare meglio…
grazie per i complimenti e per le precisazioni che puntualmente mi dai che permettono di arricchire le pagine più violente della storia della nostra zona
ciao
Accidenti.. ma chi te le racconta tutte queste cose? Più giro su questo sito, più capisco come la nostra bella Alcamo sta in mezzo a un marea di guai.
ciao
ciao sn nuovo d questo sito ma è vero che milazzo era contrario alle azioni stragiste intraprese dai corlleonesi?? cmq sarebbe bello se approfondiresti la storia mafiosa d alcamo allegando anche qualche video e articoli d giornale dei tempi ciao
Grazie Artù per i suggerimenti. Cercherò di migliorare il sito.. qualche video lo trovi cmq già sulla sezione “senzamemoria TV”, certo col tempo spero che questo sito diventi un database completo su tutta la storia della mafia della provincia di Trapani e sui misteri della sicilia… La meta è ambiziosa e ci vorranno anni ma sarebbe più veloce se avessi una mano da parte di investigatori, poliziotti, giornalisti…
Capisco Roberto che tu voglia accrescere questo sito ma ti posso assicurare che un sacco di dubbi che avevo con i tuoi articoli li ho già colmati, e pure con piacere, soddisfando la mia curiosità. Volevo farti i miei più sinceri auguri. Ogni volta che entro sul blogg conosco qualcosa che non saprei dove leggere e andare a cercare, se non qui. Continua così.
ciao mi chiamo gaspare e sono andato via da alcamo all’eta’ di 18 anni ,vivendo tutt’ora fuori alcamo mi sono sempre chiesto di sapere qualcosa su alcamo e i mafiosi , categoria che secondo me hanno segnato negli anni lo sviluppo di questa bellissima cittadina, io vengo ad alcamo almeno 2/3 volte all’anno e ho notato molti cambiamenti sia nelle persone ( giovani) . cmq sei un grande a scrivere tutte ste cose spero che servano per i giovani a fargli capire che contro la legge la vita e dura , complimenti ancora per il tuo bolg , gaspare