Alcamo e la sua Bocca di Rosa

Posted: 27 ottobre 2010 in Alcamo, Cronaca Dimenticata

“La chiamavano Bocca di Rosa, metteva l’amore sopra ogni cosa” cantava qualche anno fa Fabrizio De Andrè in una delle più belle canzoni di tutti i tempi. Il cantautore genovese, con la sua inconfondibile voce, raccontava la vicenda di una donna forestiera che con il suo comportamento passionale e libertino aveva sconvolto la quiete di un piccolo paesino della Liguria. Nei versi di questo capolavoro si ridicolizzava la mentalità perbenista della popolazione e gli atteggiamenti bigotti di tantissime donne che, non tollerando la condotta della donna, riuscirono a farla espellere dal paese. La nostra storia purtroppo, molto simile per diversi aspetti, avrà invece un finale molto più tragico… Antonio Federico nel decimo capitolo del suo Pane pitittu e mafia.

LEGGI IL DOCUMENTO

Commenti
  1. Matteo scrive:

    Storie ancora una volta sconosciute, ma dove li prendete tutti questi dati e informazioni? La storia della prostituta mi ha molto colpito, in negativo ovviamente. La società alcamese ha sempre fatto schifo in tanti aspetti e ribrezzo nel giudicare le cose con il solito perbenismo di facciata.
    Se volete una mano in questo progetto sono pronto a darvi una mano. Questo sito da quando l’ho scoperto mi ha affascinato e vorrei dare un mio contributo, impegni permettendo. Sono un appassionato di storia, uno studioso diciamo così..anche se un pò più grandicello dei lettori e gironalisti di questo sito.
    Vi auguro un giorno di finire Pane pititu e Mafia e dare alle stampe quest’opera mai scritta su Alcamo. buona fortuna.

  2. daniela scrive:

    Grazie per questa storia che fa parte dei costumi della nostra città, che solo molto difficilmente vengono alla luce. A me l’aveva raccontata mia madre e rileggerla ora qui è stato veramente interessante.
    Se veramente uscisse un libro con tutte queste curiosità, sarei la prima ad acquistarlo. Usi e costumi di una società sono parte inscindibile della sua storia.
    Di nuovo complimenti!!

  3. mariano scrive:

    BELLISSIMO::: BRAVI

  4. paola scrive:

    Complimenti per averci raccontato questa storia molto interessante. Secondo me, però, per descrivere meglio la società di allora dovresti “allargarvi” un pò. Mi sembra che vi limitate a raccontare il fatterello senza descrivere il modo di vivere e di pensare di allora. Ad esempio avresti dovuto parlare di come era allora vista una donna separata: questa signora ha lasciato il suo paese perchè veniva additata per essersi separata o soltanto quando aveva deciso di vendere il suo corpo? Questo signor Manno era un cittadino qualunque o apparteneva a qualche clan mafioso? Dite che le case chiuse di Alcamo erano molto frequentate da braccianti e da uomini danarosi: le loro mogli non sapevano mai niente o accettavano tutto passivamente perchè all’uomo era permesso tutto? In altre parole, mi piacerebbe se raccontaste anche l’ambiente in cui si sono verificate queste storie tragiche.
    Spero che non considerate il mio post una critica perchè vuol essere soltanto un consiglio dettato dalla voglia di capire meglio. Grazie.

  5. pina scrive:

    Un bellissimo racconto…..

  6. mauro scrive:

    Come dice Matteo, ma dove li prendete queste notizie,veramente interessanti. Per favore potete dirmi di quanti capitoli è formato “PANE PITITTU E MAFIA” >Grazie e buon lavoro di vero cuore

  7. Antonio FEDERICO scrive:

    Grazie di vero cuore a tutti.

    Per le vostre richieste e per i buoni consigli che date, affido le risposte al mio amico Roberto SCURTO

  8. LumaKINA scrive:

    Ma sbaglio o ultimamente si parla troppo di sesso in questo sito????!!!! Scherzo, hehehehehe

  9. Angela scrive:

    Bellissima storia. Complimenti agli autori. Bravi

  10. adriano scrive:

    Mi sono veramente commosso da questa storia. Buon lavoro per il prossimo articolo.

    Mio madre dopo averlo letto l’aticolo immediatamente ha chiesto a mio padre se conosceva la Rosa a Nivura, che ridere…. non vi dico la faccia di mio padre che borbottando chiedeva”ma chi caz… scrive queste cose. ahahahaha
    BRAVI E BUON LAVORO

  11. gesa scrive:

    Commovente. Straziante. Vi seguo da molto tempo, ma sempre in silenzio ,mai ho commentato, giusto forse per assaporare l ‘intensità delle storie scritte da Antonio Federico. Ma su quest’ ultima storia non posso stare solo a leggere , forte è la mia emozione ma anche l’angoscia che mi provoca la semplice soluzione ai problemi, attuata a quei tempi; uccidere era la fine di ogni problema e, la cosa più grave sta nel fatto che tale reazione era attuata anche da persone “perbene” e non certo legati a qualche clan.
    Mi chiedo se ci fosse qualcuno che sta leggendo queste storie e ne prendesse spunto per un libro o per dei film del tipo “alla Camillleri”. Vi faccio i miei complimenti e fatemi ancora emozionare. buona lettura a tutti!!!!

  12. rosy scrive:

    bravissimi. Mi piace anche questa alternanza di storie , dalle cronache mafiose alle cronache rosa o forse “nivuri”, dato il tragico epilogo. Mi toccano tantissimo queste verità della nostra Alcamo.

  13. LUCA scrive:

    belli però sembrano storie sconnesse fra loro. sarà che sono abituato con i libri. ottima comunque l’idea. historia magistra vitae ricordatelo sempre!

  14. mariano scrive:

    Qui in famiglia aspettiamo il prossimo articolo. Ottimi articoli bravo Roberto

  15. robertoscurto scrive:

    Intanto grazie mille a tutti per i complimenti. Comunico con piacere che negli ultimi 3 giorni le visite a questo blog sono quasi triplicate con 650 visualizzazioni circa al giorno. Grazie perché vuol dire che questo blog ha una sua utilità, piace e soprattutto di quello che viene raccontato qui se ne inizia a parlare anche altrove, nella realtà quella vera.

    @matteo: grazie per la tua disponibilità. Se vuoi collaborare con noi sei più che benvenuto. Scrivimi una mail con i tuoi contatti in modo tale che posso scriverti e vedere cosa poter fare tutti assieme.

    @paola: carissima, grazie intanto perché leggi i nostri racconti e ci scrivi per migliorare. Sono questi i commenti che apprezzo di più. Molte domande che poni nel tuo commento purtroppo resteranno sempre senza risposta poiché spesso non sappiamo con esattezza molte informazioni personali sui protagonisti delle nostre storie.Certo hai profondamente ragione sull’analisi del contesto sociale e sul ruolo della donna alcamese (e siciliana in genere) all’epoca dei fatti. Cercheremo qualche studioso del fenomeno e cercheremo di approfondire.

    @mauro: il numero di capitoli di Pane Pitittu e Mafia non è ancora stato deciso poiché continuiamo a scrivere tuttora i nuovi capitoli e ad articolare le storie in base a fili comuni o trame simili. Tendiamo a privilegiare un racconto cronologico che purtroppo mostra spesso seri limiti e il rischio di avere storie troppo distaccate l’una dall’altra.

    @luca: Lo so che è un problema l’uscita ogni 10 giorni di un capitolo e l’ordine cronologico ma una scelta in tal senso doveva essere fatta. L’ordine cronologico di narrazione, nonostante alcuni limiti, ha il grande pregio di descrivere l’evoluzione degli eventi e capire quello che accade perché sono stati già narrati i passi precedenti.

    @tutti quelli che chiedono una pubblicazione scritta, o un libro sugli eventi narrati: ci penseremo seriamente fra qualche mese e vedremo cosa si può fare.

  16. TonyPro scrive:

    Spero solo – il mio è un auspicio che spero si trasformerà in realtà – che quando parlerete dei fatti gravissimi di mafia e cronaca degli anni ’90 si utilizzerà la stessa serietà e imparzialità finora mostrata. Come dicevo in un altro commento un grosso incoraggiamento è doveroso farlo all’autore affinchè si possano riscrivere i bui anni antecedenti la primavera alcamese.
    T.P.

  17. memoria scrive:

    ricordo, una gran bella donna, il desiderio di noi , allora giovani. fate bene a ricordare questi e altri fatti di cronaca memoria

  18. marino scrive:

    Il Manno, dopo il “permesso-perdono” della madre di Rosa da circa 30 anni è rientrato in Alcamo, dove vive attualmente.
    La “storia” di Rosa è stata interessante, così come sarebbero tante altre del tempo passato alcamese per molti ragazzi di oggi e per molti che ad Alcamo non sono nati.
    Grazie a chi si impegna ed ha buona volontà.

  19. tp_one scrive:

    Volevo sapere se avete altre notizie su queste fantomatiche case di appuntamento dell’epoca? Sono molto curioso anche su foto o storielle che ci facciano capire come si andava a put.. negli anni sessanta. Vorrei fare una mostra fotografica ma dubito che ci siano in giro molti negativi o foto in bianco e nero di queste donnicciole socialmente utili.
    Ad Antonio un cordiale saluto.
    P.S Se avete info o materiale fatemelo sapere.

  20. Giuseppe Mulè scrive:

    “Prime memorie”

    Nel 1951 tornato dalla Toscana,dopo 2 anni di piacevole ed indimenticabile permanenza,
    la mia famiglia ha preso in affitto un’abitazione nel quartiere del liceo,lato Palermo.
    Nel 1952 a 12 anni, ho iniziato a lavorare in un negozio di abbigliamento di fronte alla chiesa San Paolo,quindi per 4 volte al giorno costeggiavo il Liceo per poi scendere in via Vittorio Veneto. Nella via dell’entrata secondaria del liceo,dove si svolgeva il servizio refettorio dei bambini per famiglie povere,in fondo a sinistra abitava una signora di statura media,mora,avvenente, con un viso molto piacevole,direi una bellezza araba,che avendo poco spazio in casa, dalla primavera all’autunno usava lo spazio davanti casa,poichè la via a fondo chiuso terminava proprio sulla direzione del muro laterale di casa,quindi non poteva esserci del traffico,per svolgere dei lavori tipo lavare il bucato,stendere i panni,sedersi davanti casa al fresco, e così mi capitava di poterla guardare spesso quando passavo.Il suo aspetto era sempre curato,il suo comportamento era molto distaccato,soprattutto con uomini e ragazzi ed io ero troppo giovane per sapere il motivo,anche perchè le nostre mamme preferivano tenerci all’oscuro dal farci conoscere certe persone a loro poco gradite.
    Col crescere degli anni qualcuno ti informa chi è questo o quello e così attorno ai 16 anni
    mi era stato detto che la signora non era di Alcamo ed era stata di facili costumi.Il suo contegno molto dignitoso, non tradiva minimamente il suo passato.Le donne del quartiere la trattavano con rispettoso distacco e lei assencondava ed accettava tutto in cambio del buon vivere quotidiano.Chiaramente,per vivere,questa donna doveva avere qualcuno, che però riceveva sempre di sera e la posizione dell’abitazione permetteva l’anonimato di costui.
    Nella giornata del 23 febbraio del 1960 mentre mi recavo a lavoro,davanti casa sua vedo una cinquantina di persone,incuriosite e dispiaciute ed ognuna incontrando qualcun’altro sussurrava”hanno ammazzato Rosa la nivura”.Qualche giorno dopo si è saputo chi e come costui aveva ucciso la donna che gli aveva dato per anni un pò d’amore e molto piacere fisico.Chiaramente a distanza di molti anni posso sostenere che la persona degna di essere ammazzata era LUI,perchè conoscendolo poichè abitava nel mio stesso quartiere,posso giurare che simili bestie nel contesto sociale ed umano non servono a nulla ed ho imparato a non giudicare mai con chiacchiere altrui poichè questa “puttana”,(secondo la cecità mentale di molte persone di quei tempi), è stata solamente colpevole di dare piacere e di pagare con la vita la gioia, che costretta, aveva dovuto donare
    ad un pecoraio privo di educazione,sensibilità e rispetto per la sua stessa famiglia e che a sua volta è stato solamente capace di rovinare la sua e quella di suo
    cugino,totalmente responsabili entrambi di un delitto gratuito.

    Giuseppe Mulè

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