Negli anni sessanta mentre la mafia sta iniziando a trasferirsi in città e il clan dei Rimi è nel periodo più florido della sua ascesa, l’omicidio di un giovane diciassettenne, figlio di un affiliato alla famiglia alcamese, scatena una serie di reazioni fra i fidati di Don Vincenzo. Quando la guerra è fra componenti della stessa famiglia mafiosa perdono i più deboli, in questo caso la famiglia Ferrara, come ci racconta Antonio Federico nel 13° capitolo del suo “Pane, pittittu e mafia”.

Come al solito bravi ……..
perche’ non si prova a riaprire questo caso?
Ho finito ora di leggere il pdf. Meno interessante sicuramente dell’articolo sui Rimi ma comunque utile per capire meglio i tempi. Alessio ha ragione: riaprire il caso sarebbe doveroso, ma ormai saranno tutti morti o in età avanzatissima.
Il mio saluto all’ottimo autore.
Gli Alcamesi “quelli onesti” ringraziano i nostri “Saviani” FEDERICO e SCURTO
non esageriamo adesso, Massimo…
Lo scopo di quanto scritto non è altro che informare su quanto accaduto nella nostra storia recente tutti, ma proprio tutti, quelli che vogliono sapere di più e che non potendo trovare altre informazioni altrove perché non ne parla nessuno, vengono su questo sito.
Ciao a tutti e buona lettura
grazie….anche da parte dei miei figli…..
questa storia insegna che con la mafia non ci si guadagna nulla, ma ci si perde soltanto tutto. Fai bene a raccontare queste storie così la gente capisce che cosa combattiamo nel buio dell’indifferenza ogni giorno. La mafia è arroganza e presunzione di essere più potenti e migliori di tanti altri, ma alla fine sono solo un insieme di persone che prese singolarmente lasciano il tempo che trovano. Serafina Battaglia diceva che sono uomini di mezza lira altro che uomini d’onore, riscopriamo le sue parole.
p.s. Non che Serafina Battaglia sia la mia eroina preferita perchè insomma è stata per anni collusa con la mafia, solo per precisarlo insomma.
Un capitolo importante e che fa molto pensare. Ancora un bravo ad Antonio, che dimostra non solo di essere un ottimo scrittore, ma anche una persona dotata di grande coraggio civile, che persegue la verità, sulla sua pelle. C’è da augurarsi che i tuoi racconti riescano a scuotere il potere che si arrocca su informazioni taciute o riportate in modi significativamente diversi rispetto alla realtà.
Mi sto appassionando veramente alla storia della mia città, forse perchè comunque oramai emigrato da anni in Toscana sono anche più legato con i ricordi a quel passato (anche quel pezzo triste di passato che voi raccontate). Un mio cordiale incoraggiamento e sostegno a quest’iniziativa di memoria civile che tanto manca nella nostra italia vittima di Berlusconi e dell’idiozia degli italiani che guardano il grande fratello e non leggono più i quotidiani o i libri. Che disgusto!
Potete dirmi dove trovare il libro ?
(( vivo in USA )
Il libro è interessante, scorrevole, ricco di particolari, ma purtroppo non è una storia astratta, ma descrive una realtà che ci ha condotto e ci sta conducendo alla rovina, ad una forma di inciviltà ed io mi chiedo: Antonio,Robertoi, scrivono solo per vendere copie oppure vogliono lanciare un allarme? e perchè tutti noi reagiamo solo passivamente, leggendo i libri, arrabiandoci, scrivendo sui blog; perchè non sappiamo organizzarci in modo da mettere fine alla schifezza in mezzo alla quale viviamo? Dobbiamo reagire, non possiamo continuare a piangere su ciò che noi stessi causiamo!
@ viito: il libro “pane pitittu e mafia” non si trova nè nelle librerie nè in vendita on line. Viene pubblicato 1 capitolo alla volta sul blog Senza Memoria in forma gratuita ed è quindi disponibile a tutti. In altro c’è una pagina dedicata al progetto dove ci sono tutti i capitoli pubblicati comodi da stampare anche a casa…
Grazie Roberto,
Sono nato ad`Alcamo nel 44,sempre lavorato nei caffe il piu` nel Piccolo Bar di Piazza Ciullo,posso dire che fate un bel lavoro
Veramente bravi