La morte di Giovanni Marchese, raccontata nel capitolo precedente, non aveva rappresentato soltanto unasconfitta per chi si opponeva a prepotenze mafiose e soprusi di ogni genere; nel suo piccolo dimostrava anche che una ribellione era possibile ma era necessario essere organizzati e soprattutto essere tanti.Condividere idee, valori e soprattutto creare un gruppo di persone compatto contro il sistema potevasignificare la svolta per i diritti dei lavoratori, per la vita degli onesti e per tutti coloro che non siidentificavano, anzi odiavano, il modello sociale mafioso.
Commenti
Bellissimo articolo, come sempre. Leggendolo ti sale una rabbia indescivibile. Rabbia che aumenta quando si scopre che i mandanti restano sempre liberi, che gli esecutori, dopo qualche anno, tornano liberi. Possibile che nè la giustizia nè quei pochi uomini coraggiosi riuscivano a fermarli?
Grazie Antonio per questi articoli che ci fanno conoscere la vera storia dimenticata e/o sconosciuta
Come il precedente, molto interessante. E’bello dare spazio a persone che hanno lottato contro la mafia e che sono morte per contrastarla. Sono considerati eroi di serie b rispetto ai vari Falcone e Borsellino ma vanno messi in un posticino in primo piano nella nostra memoria.
Confermo le parole di Lucy Luke, gli Alcamesi dimendicano facilmente. come al solito un grazie all’autore.
Ma Milazzo è stato condannato o l’hanno rilasciato dopo l’arresto? E poi, ha partecipato personalmente all’omicidio o aveva solo comunicato agli esecutori gli ordini dei Rimi?
Ho trovato questo sito per puro caso, cercando immagini del hotel beach di alcamo marina. Sono rimasto molto soddisfatto dal progetto messo in piedi e della continuità con cui fate reale informazione storica su tanti fatti taciuti e celati di proposito dai poteri forti locali e nazionali. Bello, molto bello, siamo di fronte a una wikipedia della storia della malavita alcamese. Fiero di essere stato alcamese anche io tanto tempo fa.
Un’altra storia veramente incredibile e pensare che alle elementari mi facevano fare la storia di alcamo; dovrebbero mettervi a insegnarle agli studenti queste tristi vicende che ci vedono ahimè protagonisti.
Un caloroso saluto
Bravi …. un’altra storia veramente incredibile, sono pienamente daccordo con Matteo, queste storie bisogna insegnarle ai nostri giovani, in particolare alle scuole medie. Ma si sa i nostri consigliericon in testa il nostro BEATO SINDACO sono interessati solo alle solite festicciole di piazza.
Bellissimo racconto. Faccio i miei complimenti.Sono sempre stato appassionato della Sicilia e purtroppo della sciagurata nascita che in quella fantastica terra si chiama cosa nostra.
Mi soffermo soprattutto quando leggo articoli di questo genere,mi colpiscono in particolar modo i dettagli, specialmente quando sono raccontati da persone del luogo che conoscono bene l’argomento e quindi si possono permettere di farlo.Ancora complimenti e ciao.
Ma come mai ancora non vengono pubblicati i capitoli “pane pitittu e mafia? sono veramente amaregiato per queste interruzioni. Finalmente eravamo vicini a leggere qualche cosa di veramente serio sul nostro territorio. Spero che questa interruzione duri poco.
Carissimi utenti, in primis chiedo scusa per la mancata pubblicazione dei capitoli del mio libro “PANE PITITTU E MAFIA” che con mia somma meraviglia ha destato e desta particolare interesse per gli utenti di questo sito.Tuttavia, per motivi familiari. professionali, e personali,del responsabile del sito, sono costretto mio malgrado a rimandare la pubblicazione prossimamente.A taleuopo assicuro gli utenti questo impegno Antimafia continuerà con maggiore vigore a dispetto di qualcuno che presuppone che la sospensione della pubblicazione sia veramente addebitatabile ad una mia alzata di bandiera bianca. Con l’occasione mi preme evidenziare che consultando il sito, ho notato interventi a firma di tale FEDERICO, di cui pur considerandone pienamente i temi e gli argomenti proposti, tuttavia ne prendo le distanze per non invogliare artatamente o non qualsiasi riconducibilità alla mia persona. Io firmo i miei articoli e i miei interventi con FEDERICO Antonio. Pertanto prego il FEDERICOdi cui sopra, al quale confermo ancora una volta la mia stima per il coraggio degli argomenti trattati, ad aggiungere alla firma FEDERICO an’altro NIK NAME, per potersi distinguere dallo scrivente e non creare confusione nella paternità degli stessi interventi. Saluto e ringrazio tutti gli utenti A PRESTO